Allo stato attuale i proprietari spendono per l’immobile inutilizzato circa 1.500 €/anno per tasse e manutenzioni. Con un investimento di 100.000 € la WORKHOUSE realizzata e posta in locazione rende 8.400 €/anno, garantendo un reddito di € 700 mensili, corrispondenti a una rendita lorda dell’8,4%.
LA NON REDDITIVITA’ DI SPAZI ABBADONATI DIVIENE OPPORTUNITA’ PER VIVERE E LAVORARE SOTTO LO STESSO TETTO
La necessità di conciliare l’attività imprenditoriale con gli spazi per la residenza, concentrando le spese in un unico canone d’affitto, può essere l’occasione per il riutilizzo di uno spazio produttivo inutilizzato.
E’ il caso delle botteghe artigiane che nel secolo scorso hanno definito e ordinato il tessuto produttivo della pianura veronese: importanti spazi destinati alla lavorazione del mobile che hanno segnato profondamente la memoria di intere generazioni, fino a quando la produzione di tipo seriale, con la conseguente standardizzazione, hanno portato al progressivo abbandono di questi luoghi dove le tecniche della lavorazione del legno venivano sapientemente tramandate e allo stesso tempo gelosamente custodite dagli artigiani. Se a questo si aggiungono anche le difficoltà dei nuovi artigiani che non possono permettersi l’acquisto di importanti superfici da destinare alla propria attività, si può immaginare come questi spazi stiano divenendo onerosi per i proprietari, giacché assoggettati alla continua applicazione di tasse e alle spese per l’ordinaria manutenzione necessaria per preservarne la, seppur scarsa, appetibilità. Immaginando un riutilizzo di questi spazi in ottica contemporanea potremmo provare a conciliare diverse esigenze di un artigiano, in particolare quella di disporre di locali per piccole lavorazioni e per il ricovero di materiale e attrezzi e di spazi per la residenza della propria famiglia, magari riuscendo a ridurre al minimo gli spostamenti tra casa e lavoro.
L’attività di recupero del vecchio laboratorio artigianale, portandolo alla funzione residenziale e produttiva, potrebbe risultare estremamente complessa ma, se gestita con sapiente entusiasmo dal progettista, si può arrivare alla sorprendente ridefinizione degli spazi riservando alle differenti attività il giusto spazio.
La distinzione delle attività residenziali da quelle produttive può essere regolata dalle caratteristiche delle preesistenze: un edificio organizzato su due piani, ad esempio, suggerisce con immediatezza l’assegnazione al piano terra del laboratorio con magazzino e ufficio destinato all’attività, mentre al piano primo gli spazi per la residenza.
Compiuto il primo passo relativo all’articolazione delle attività sotto lo stesso tetto, si procede con l’adattamento delle suddivisioni interne alle proprie esigenze: affidando le proprie prerogative al progettista, questi vi sottoporrà un elaborato caratterizzato dalla grafica con “gialli” e “rossi” che indicherà quali saranno le tramezzature rispettivamente da demolire e da costruire. Contestualmente saranno riviste le aperture verso l’esterno dei singoli locali, al fine di garantire la corretta aerazione dei locali residenziali, rispondendo alle prescrizioni di legge in merito alla salubrità e alla sicurezza in ambito domestico. Discorso analogo vale per gli spazi produttivi posti al piano terra.
Per quanto riguarda l’impiantistica il progettista si avvarrà della collaborazione di un tecnico al fine di proporre la miglior soluzione impiantistica razionalizzando le spese e assecondando le necessità degli utenti.
Molteplici sono poi le soluzioni riguardanti le finiture dei nuovi locali realizzati, dai pavimenti alle porte interne, passando per le tinteggiature. Esistono in commercio prodotti che si differenziano per qualità, prezzo e durabilità; spesso però nel bel mezzo di un mercato molto ampio si rischia di perdersi, non riuscendo a raggiungere il risultato sperato: è qui che un architetto farà davvero la differenza, cucendo superfici secondo il vostro stile e suggerendo l’arredamento ideale per le vostre abitudini.
Tutto quanto appena descritto non potrà evidentemente essere realizzato senza le necessarie pratiche edilizie che il professionista incaricato provvederà a presentare al comune di vostra residenza e a seguirne l’iter di approvazione, non prima di avervi sottoposto un quadro economico-finanziario che consenta di valutare la redditività dell’operazione che andrete a compiere sul vecchio fabbricato produttivo. A lavori conclusi si arriverà a proporre sul mercato immobiliare una “workhouse”: un unico tetto sotto il quale vivere e lavorare, sostenuto da un unico, e contenuto, canone di locazione. Questa operazione consente di trasformare la vecchia bottega della pianura veronese in uno spazio da reddito, con una previsione di rientro in poco più di dieci anni l’investimento sostenuto per la sua rifunzionalizzazione, potendo beneficiare delle detrazioni fiscali.